Le gabbiette salariali
Il divario nel reddito medio tra nord e sud è già noto, specialmente ai tanti meridionali che cercano lavoro fuori. Chissà perché non si registrano flussi in direzione opposta: eppure al sud il costo della vita è più basso! Forse varrebbe la pena venire a lavorare al sud, no?Quando qualcuno tira di nuovo fuori la questione di ridurre al sud gli stipendi perché il costo della vita qui è inferiore, rispondiamo pure che:
- Al sud costano di meno solo i beni locali, quelli che vengono da fuori, nord compreso, costano di più (vedi indagini sui prezzi nei supermercati: al top Firenze).
- Al sud costano poco i beni locali perché diversamente non avrebbero mercato, perché il denaro in giro è di meno. Per la legge della domanda e dell'offerta, se solo potessero costare un po' di più, lo farebbero.
- Ciò implica che la differenza di reddito tra nord e sud non dipende solo dal sommerso, perché il mercato non guarda alla provenienza del denaro.
- Imponendo al sud salari più bassi si ottiene solo l'effetto perverso di impoverire ulteriormente le famiglie meridionali, deprimendo ulteriormente il mercato, favorendo l'esportazione di beni dal sud al nord e deprimendo i consumi nell'Italia meridionale con annessi gli acquisti di beni dal nord.
- L'altro effetto sarebbe paradossalmente l'aumento del sommerso, sia perché, per arrotondare, ci si acconcerebbe a secondi e terzi lavori; sia perché i lavoratori preferirebbero consentire all'impresa di ridurre il cuneo fiscale in cambio magari di un netto anche solo un poco più alto.
L'unicità di trattamento economico del lavoro tra nord e sud discende dalla forza negoziale (quindi, di mercato) del sindacato che storicamente ha rappresentato l'unità dei lavoratori su tutto il territorio nazionale. Il sindacato che si prestasse a rompere questa unità sferrerebbe un colpo senza precedenti a questa unità, persino più grave di quelli sinora subiti per le tante divisioni. Ma su questo torneremo.
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