giovedì 9 marzo 2017

Italia svendesi

Non si sente affatto il bisogno di una flat tax per i riccastri che, oltre ad essere incostituzionale, per il principio della progressività dell'imposizione fiscale, non si capisce quali benefici dovrebbe cogliere.
Abbiamo moltissime risorse per motivare a vivere nel bel paese chi i soldi ce li ha davvero. Se costoro non si trasferiscono in massa in Italia, magari in uno splendido castello o in un attico con vista sui fori, il problema non sono le tasse. Se non spendono i loro bei soldoni investendo nelle startup nostrane, il problema non sono le tasse.
Se io dovessi pensare di aprire un'attività professionale o di impresa (cose che ho avuto modo di sperimentare entrambe, per la cronaca) prima delle tasse la mia preoccupazione andrebbe alla burocrazia, alla gestione del contenzioso giudiziario, alla criminalità, alla complessità e alla farraginosità dell'imposizione fiscale e solo a questo punto all'importo della tassazione vera e propria.
Preoccupiamoci allora di creare un vero substrato fertile per tutte le persone e le imprese, e vedremo i paperoni di tutto il mondo fare la fila per stare da noi. Senza sconti.

venerdì 10 febbraio 2017

Vecchia zia Europa

La Giornata del Ricordo, con le commemorazioni delle foibe di 70 anni fa, deve essere per tutti un faro acceso su quella che era l'Europa dei confini, dei muri, delle nazioni.
I nazionalisti di ieri e di oggi, con il nome più lavato di sovranisti, non hanno nulla da insegnare agli europei, dopo averli condotti per due volte in cinquant'anni e per decine di volte in un millennio ben oltre l'orlo di quella foiba gigantesca che si chiama guerra.
L'Europa ha i suoi difetti, certo, ma sono l'equivalente dell'avere in casa la vecchia zia che un po' rompe rispetto a non avere nemmeno la casa.

giovedì 9 febbraio 2017

Riesumazioni

Riesumo questo spazio per dire che il ritorno sulla scena del Lider Maximo non è altro che l'effetto del grave strabismo italiota, perniciosamente radicato anche nel lato sinistro dell'arco parlamentare, che porta a confondere i problemi con le soluzioni.
Se è vero che Renzi non sarà stato il massimo delle soluzioni, non possiamo dimenticare che D'Alema ha fatto parte del problema.
Adelante, dunque, anzi: indietro tutta!

martedì 5 maggio 2015

Qual è la buona scuola?

Si è appena conclusa la manifestazione contro il decreto sulla #buonascuola.
Io però ho molti dubbi su tanti ragionamenti che ho sentito in queste ore. Intanto molti professori non vogliono cambiamenti, salvo poi lamentarsi perché guadagnano poco, o lavorano troppo, o ci sono colleghi lavativi...
Poi il problema non possono essere le prove INVALSI che sono uno standard europeo ed è grosso modo il modo con cui in tutto l'occidente si valuta l'apprendimento.
Poi ancora che molti quelli che si dicono indignati e vogliono la scuola per tutti poi quando vanno a iscrivere i figli fanno carte false per avere una certa sezione o certi insegnanti.
Da genitore, vorrei un sistema trasparente per sapere chi lavora bene e chi no. E da cittadino vorrei giudicare come viene organizzata e gestita una scuola. Non credo che questa legge arrivi a tanto, ma la valutazione basata su test oggettivi è la premessa necessaria.
D'altra parte vedo tanti genitori sinceramente preoccupati e anche tanti insegnanti in buona fede contrari. Credo che una riforma che tocca decine di milioni di italiani debba essere ben spiegata e dibattuta anche nei mezzi di informazione, cosa che non è accaduta, tutti presi come sono a dar voce ai salvini di turno e a buttarla in caciara su argomenti futili.
In conclusione, non so bene cosa pensare. Vorrei vere occasioni di dibattito, ma pare che il dialogo di questi tempo sia merce rara...

(continua?)

venerdì 8 febbraio 2013

Da adulti responsabili

Da adulti responsabili si può votare chiunque si ritenga opportuno.
Ma da adulti responsabili ci si fa carico delle conseguenze delle proprie scelte.
Se al termine di tutto questo mal di pancia elettorale con ittero da talk show compreso ci toccherà un altro quinquennio berlusconiano o tragicamente destabilizzato da compravendite parlamentari, populistici refrain e inossidabile presenza televisiva, sapremo ringraziare anche chi domani farà il difficile (o dovremmo dire choosy?) almanaccando tra sinistrorse controcorrenti dipietroproletarie ("io sono più a sinistra di te") e popolargrillisti del son tutti uguali. E meno male che a febbraio non c'è da andare al mare...

Avviso ai naviganti: il problema non sono le idee di Grillo, Di Pietro, Ingroia, Diliberto, Ferrero ecc... Il problema è il rifiuto, in cambio di visibilità, di portare le idee all'interno di un ampio schieramento in cui metterle in gioco e confrontarle con altri per una comune visione di società. Chi non apprezza la scelta di un Vendola o di un Tabacci, non ha chiaro questo: quanto è necessario ora unire gli sforzi per un'idea condivisa di società invece di separarsi sul merito delle decisioni di governo o peggio della visibilità mediatica o del potere personale.

mercoledì 6 febbraio 2013


Le gabbiette salariali

Il divario nel reddito medio tra nord e sud è già noto, specialmente ai tanti meridionali che cercano lavoro fuori. Chissà perché non si registrano flussi in direzione opposta: eppure al sud il costo della vita è più basso! Forse varrebbe la pena venire a lavorare al sud, no?
Quando qualcuno tira di nuovo fuori la questione di ridurre al sud gli stipendi perché il costo della vita qui è inferiore, rispondiamo pure che:

  • Al sud costano di meno solo i beni locali, quelli che vengono da fuori, nord compreso, costano di più (vedi indagini sui prezzi nei supermercati: al top Firenze).
  • Al sud costano poco i beni locali perché diversamente non avrebbero mercato, perché il denaro in giro è di meno. Per la legge della domanda e dell'offerta, se solo potessero costare un po' di più, lo farebbero.
  • Ciò implica che la differenza di reddito tra nord e sud non dipende solo dal sommerso, perché il mercato non guarda alla provenienza del denaro.
  • Imponendo al sud salari più bassi si ottiene solo l'effetto perverso di impoverire ulteriormente le famiglie meridionali, deprimendo ulteriormente il mercato, favorendo l'esportazione di beni dal sud al nord e deprimendo i consumi nell'Italia meridionale con annessi gli acquisti di beni dal nord.
  • L'altro effetto sarebbe paradossalmente l'aumento del sommerso, sia perché, per arrotondare, ci si acconcerebbe a secondi e terzi lavori; sia perché i lavoratori preferirebbero consentire all'impresa di ridurre il cuneo fiscale in cambio magari di un netto anche solo un poco più alto.
Ho l'impressione che chi fa questi discorsi usi il mercato solo quando gli conviene...
L'unicità di trattamento economico del lavoro tra nord e sud discende dalla forza negoziale (quindi, di mercato) del sindacato che storicamente ha rappresentato l'unità dei lavoratori su tutto il territorio nazionale. Il sindacato che si prestasse a rompere questa unità sferrerebbe un colpo senza precedenti a questa unità, persino più grave di quelli sinora subiti per le tante divisioni. Ma su questo torneremo.

lunedì 28 marzo 2011

Il Truman Show continua. A L'Aquila.

Per tutti quelli che si fossero messi in ascolto solo in questo momento, segnalo questo incommentabile episodio:
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/28/news/finta_aquilana-14169510/?ref=HRER2-1
Ho parenti in abbruzzo, in uno dei paesi colpiti dal terremoto.
Personalmente ho il voltastomaco.

N.B.:
Riprendo a scrivere oggi dopo settimane di stordimento tra Medio ed Estremo Oriente, in cui è difficile aprire bocca per essere semiseri. La storia della finta testimonial, però, è stata davvero troppo.

AGGIORNAMENTO: Mediaset ha fatto togliere a YouTube il video della finta terremotata; cliccando sul video qui in alto si legge il testo della contestazione della violazione del copyright da parte di RTI. L'operazione di decostruzione della realtà va avanti. Ed anche il mio mal di stomaco.